• Comune di Cherasco
  • Comune di Cherasco
  • Comune di Cherasco
  • Comune di Cherasco
  • Comune di Cherasco

cinema2Entrando nel teatro/cinema, in alto, sulla sinistra, è ben visibile una lapide che così recita: “A perpetuare la lieta ricordanza del giorno 25 12 1875 in cui questo vetusto teatro intieramente rifatto e ornato per cura e spese del Cavalier Ottavio Galateri di Genola inauguratasi ai geniali trattenimenti dell’arte scenica alcuni amici ed ammiratori del generoso e benemerito concittadino vollero eretta questa lapida”

Di una sala per rappresentazioni teatrali a Cherasco, si parla già a partire dal 1703 e soprattutto del vero e proprio teatro venuto a sostituire la chiesa di Santa Chiara dopo la soppressione del convento in epoca francese. Il teatro ebbe subito un buon successo se, a distanza di poco tempo dalla sua inaugurazione, si pensò di ampliarlo come sala e come capacità di spettatori. Dalla utilizzazione della sola navata della chiesa si passò all’inglobamento anche del grande coro, che, come tutto l’edificio, si prestava ottimamente come impianto e acustica.

Il teatro vero e proprio, come la lapide testimonia, fu completamente ricostruito nella seconda metà dell’ottocento da Ottavio Galateri di Genola e Suniglia , rimasto unico proprietario dopo che tanti altri soci non avevano voluto seguirlo nella nuova impresa. Su progetto del cheraschese geometra Ciravegna furono realizzati due ordini di gallerie, la platea, un ampio proscenio con relativi palchi, camerini per gli attori, comoda entrata con botteghino: tutto laccato color avorio con dipinti grandi simboli floreali, opera dei pittori Bosio e Barelli che avevano già decorato il “Regio” di Torino.

L’ottocento e in particolare la parte finale del secolo videro a Cherasco il pieno funzionamento del Teatro Galateri, la presenza di compagnie filodrammatiche e l’avvicendarsi di compagnie anche di buona importanza. La vita artistica sembra muoversi sul filone popolare della farsa e della rappresentazione dilettantistica, talvolta stimolata da compagnie di qualche rilievo, ma di modesto contenuto culturale, con qualche sporadica puntata nel teatro più impegnato o di maggior tenore letterario.

All’inizio del secondo decennio del novecento a Cherasco comparve anche il cinema con proiezioni sistematiche nel “Galateri” adattato anche a questa nuova “diavoleria”.

Il “Galateri” diventò ufficialmente proprietà del Comune di Cherasco nel novembre 1918, quando il Consiglio comunale, con apposita delibera, accettò il lascito di Ottavio Galateri che era morto l’8 ottobre dello stesso anno. Qualche anno dopo l’edificio fu considerato non  più agibile e, in assenza di finanziamenti e di una cultura del restauro, fu dato in concessione decennale ad un privato fino al novembre del ’38 e praticamente demolito. Restò una sala anonima, utilizzata più per proiezioni cinematografiche  che per rappresentazioni teatrali. Qualche spettacolo significativo per Cherasco ancora ci fu grazie all’organizzazione laica della “Filodrammatica cheraschese” che però cedeva il passo all’avanzare di  strutture simili legate alle parrocchie  e a quelle che dipendevano dal partito fascista, come l’Opera Nazionale Balilla.

Poco prima del secondo conflitto mondiale, il Comune se ne riappropriò; il cinema/teatro era in condizioni disastrose: per rinnovarlo ecinema completarlo si acquistò la vicina casa dalla Signora Francesca Protto. In questa occasione, si occupò del progetto interno e delle linee della facciata, l’ing.Bardelli di Torino. La sala ha avuto ancora un’importante funzione come intrattenimento (cinema e teatro) negli anni ’50.

Alcuni anni fa il Galateri è stato ripulito e adeguato alle nuove disposizioni di legge in materia di sicurezza e, con alterne vicende, ha assicurato tutte le stagioni l’apertura.   (notizie desunte dal testo “Cherasco Urbs Fermissima Pacis di Bruno Taricco edito dalla Città di Cherasco e “Pro Cherasco” anno 1993 pag 265 e seguenti)

Per la riapertura e il funzionamento del Galateri nella stagione 2010, l’Amministrazione comunale ha provveduto alla sostituzione delle poltroncine e alla tinteggiatura delle pareti al fine di renderlo più comodo e gradevole. L’assessorato alle manifestazioni,  i membri di “Cherasco eventi”, ente che si occupa della gestione della struttura, sono partiti da alcune considerazioni in controtendenza rispetto a quanto succede in molti centri cittadini dove le sale sono costrette a chiudere a causa di mancanza di presenze e di conseguenti difficoltà economiche.

Attualmente si assiste anche in Italia ad un fenomeno già verificatosi in tutto il mondo: i cinema sono sempre meno un luogo di socializzazione e di ritrovo e, allo stesso tempo, sono cambiate le abitudini degli spettatori. La sala cinematografica dagli anni ’70 in poi era vista come uno spazio in cui ci si incontrava e formava culturalmente, in cui si scambiavano opinioni (i cineforum… che nostalgia!). Oggi molte cose sono cambiate: le sale si sono trovate a competere con la televisione, le videocassette, i Dvd, la pirateria, la pay tv, … Ma si è creduto ancora, e questa è la grande scommessa,  che la sala rappresenta un valore aggiunto impossibile da uguagliare: uno spazio in cui incontrarsi, un’occasione per uscire con gli amici, con la famiglia, un luogo polivalente che deve essere anche una risorsa per la città. Il valore della sala  è un valore sociale e culturale, deve diventare una “piccola eccellenza” ed illuminare la comunità cheraschese. Si vuole essere ottimisti, pensare che i visitatori tenderanno a migliorare dal punto di vista dell’interesse e della partecipazione e andare al cinema ritornerà ad essere un piacere condiviso.

Le proposte vogliono soddisfare un pubblico che cerca il divertimento senza scadere mai nella volgarità, nel cattivo gusto; uno spettatore attento allo svago, alle novità, alle buone pellicole che fanno parte della tradizione del cinema italiano, europeo, internazionale.

Per la serata inaugurale del 13 febbraio si è scelto, proprio per sottolineare l’intento di privilegiare la qualità, di proiettare “Baaria” ,candidato italiano agli Oscar, l’ultimo lavoro di Giuseppe Tornatore con Francesco Scianna, Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Lina Sastri; musiche originali di Ennio Morricone.