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Il Museo Civico 'Adriani'

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Quando alla fine degli anni '60 dell’Ottocento Giovan Battista Adriani si ritirò nella sua Cherasco e andò a sistemarsi nel palazzo Brizio della Veglia, trasferì con sé le preziose collezioni che aveva incominciato a mettere insieme. Le sue personali preferenze lo portavano ad amare soprattutto il libro e le monete, ma non trascurava nulla cui potesse assegnare la qualifica di documento e, sulla base delle sue convinzioni più profonde, ogni cosa era attestazione di vita, cultura, civiltà Le passioni, che avevano animato la sua esistenza, erano la ricerca e la divulgazione del documento originale, la salvaguardia e dunque la collezione. Raccogliere materiale significava anzitutto trascrivere diligentemente vecchi manoscritti, come aveva fatto nel suo viaggio in Provenza del 1852, compiuto su incarico della Regia Deputazione di Storia Patria, pubblicare testi documentali, come  "Indice analitico cronologico di alcuni documenti per servire alla storia Cherasco…"  o ancora ricostruire la storia delle origini della sua città, come in "Degli antichi Signori di Sarmatorio, Manzano e Montefalcone, …", ma significava soprattutto conservare. Negli anni la sua raccolta di libri, monete e antichità varie si arricchì notevolmente. Chi frequentò la sua abitazione attestava trattarsi di un "magazzino" di carte e oggetti vari, talvolta organizzati in scaffali, monetieri, stipetti, cassettoni e mobili vari, altre volte più o meno provvisoriamente sistemati su tavoli o addirittura sul pavimento, perché Adriani amava quanto aveva raccolto, sentiva l'esigenza quasi fisica di avere tutto sottomano, tutto a disposizione. La sua casa dunque come anticipazione del museo.
Il termine museo gli piaceva e gli piaceva anche l'idea che un museo portasse il suo nome. Diventò così naturale nella sua mente il proposito di una donazione ai Cheraschesi di tutte le sue raccolte che coincidevano esattamente con tutto il suo patrimonio. Nel 1898 l’idea si concretizzò nell'atto notarile di donazione, steso il 18 febbraio 1898 dal notaio Giovan Pietro Fornaseri, che segna la data di nascita del " Museo e Biblioteca Giovambattista Adriani", perché la raccolta, unitariamente intesa, divenne subito accessibile al pubblico, pur restando nella casa privata del donatore sino alla sua morte.
Adriani morì il 16 maggio 1905. Solo in quel momento il Comune dovette provvedere ad una sistemazione in locali adeguati, da reperire in fretta, perché quelli in cui Adriani aveva abitato non erano più disponibili.  Il 2 aprile 1906 il Consiglio Comunale approvò il “Regolamento per la Biblioteca e il Museo di Giambattista Adriani”, mentre si andava puntualizzando la prospettiva di poter acquisire palazzo Gotti di Salerano come sede delle collezioni. Il 19 novembre 1906 l’acquisizione fu formalizzata e l’edificio venne pagato con il lascito appositamente costituito da Carlo Galli della Mantica dieci anni prima. Fu finalmente possibile il trasloco delle collezioni. Si lavorò alacremente durante tutta l’estate del 1908.  Il 20 settembre 1908 il museo fu inaugurato, o meglio, riaperto nel Palazzo Gotti di Salerano, dove occupa la parte autentica del piano nobile in una serie di 8 sale. Cinque ambienti conservano affreschi di Sebastiano Taricco e scuola.  
Recentemente il museo ha acquisito un nuovo locale, in cui è in sistemazione una parte della collezione numismatica, ma il complesso delle raccolte continua comunque a mantenere l’allestimento originario, che, si pensa, abbia ormai acquisito uno “spessore” storico e che dunque debba essere salvaguardato. Parziali modificazioni, non snaturanti, si sono rese necessarie negli anni, in particolare quando il materiale cartaceo (libri, manoscritti e documenti) è stato ricollocato in altra sede, per questioni di spazio, e l’istituzione unitaria voluta da Adriani fu separata in due tronconi con la formazione della Biblioteca civica “Adriani”, attualmente situata nel palazzo Salomone, in via Monte di Pietà. 9.

Le raccolte

Il museo presenta inizialmente in due sale il materiale archeologico, soprattutto romano e di provenienza locale, che acquisisce la sua importanza proprio dal fatto che è stato in gran parte recuperato in città o nei dintorni. (vasi, vetri, urne cinerarie, unguentari, bronzetti, lucernette, epigrafi). Si segnalano due elementi di stele romana del I° sec. d.C., oggetto di riuso qualche secolo dopo, prototipi della rinascita di una scultura altomedievale in Piemonte.
La terza  sala (il “salone della Sapienza”) contiene un lapidario cheraschese (stemmi, iscrizioni dedicatorie, capitelli romanici, decorazioni architettoniche), una collezione di sigilli papali, religiosi e laici medievali e moderni, una serie di medaglioni e medaglie dal Quattro al Settecento (Matteo de’ Pasti, Pisanello, Sparandio, ecc.) una collezione di manoscritti autografi di personaggi della storia piemontese e ancora antichità varie medievali e moderne.foto_museo_parete_ovestNella quarta sala (della “Grazia”)e nella quinta (Alcova) sono esposti, alle pareti, quadri ad olio, acquerelli e stampe (dal ‘600 all’800) e, nelle bacheche, insieme alle testimonianze relative a Giuseppe Vayra e a Salvatore Vitale, una ricca collezione di medaglie, in cui sono ultimamente confluite numerose medagliette religiose-devozionali dell’Otto e Novecento
La sesta sala ( Pregadio)  è ornata da una tavola quattrocentesca della Madonna con Bambino e Sante (Agostino Bianchetti?), da una “Giuditta” (Caravoglia?) e da due banchi da chiesa con stemmi.
La settima sala contiene soprattutto mobili e documenti cheraschesi (oli, disegni, stampe).
L’ottava è dedicata ancora a mobili, stampe, disegni di interesse cheraschese o piemontese in genere (mappe, alberi genealogici, carte geografiche ecc), busti di personaggi risorgimentali. In particolare si segnalano 4 vedute (Sacra di S. Michele, Superga, Monte dei cappuccini, Castello di Moncalieri) di raffinata fattura.
La nona sala (ala nord del palazzo) sarà dedicata ad una parziale esposizione della collezione numismatica di Adriani, che è in fase di catalogazione e studio e che conta all’incirca 12 mila pezzi e che, secondo gli esperti, potrebbe diventare forse il secondo polo piemontese del settore, dopo Torino.

La sede del museo: il palazzo Gotti di Salerano

Il fascino del museo “Adriani” è certo legato alle collezioni che il fondatore ha lasciato, alla “datazione” della sistemazione, ormai secolare, ma soprattutto all’atmosfera creata dagli affreschi. foto_museo_parete_nordSi tratta indubbiamente del capolavoro di Sebastiano Taricco (Cherasco 1641 – Torino 1710), un artista cheraschese pienamente meritevole dell’interesse, degli studi e della rivalutazione di cui è stato oggetto recentemente. “Affreschi stupefacenti”, come sono stati definiti, quelli del salone in cui il pittore ha illustrato il tema della umana sapienza in una serie di quadroni, ovali e cornici varie inserite in un colonnato prospettico, arricchito da purpurei tendaggi, su cui si affacciano ancora tanti putti e tante allegorie in un discorso profondamente legato alla cultura del tempo. Ogni scena è sottolineata da una scritta che rimanda ad un’altra, permettendo in questo modo una ricostruzione logica del discorso. Gli affreschi, che sono da collocarsi nel penultimo decennio del Seicento, continuano ancora nelle sale successive, seppure  senza più la stessa vivacità che aleggiava nel primo ambiente, presentando la Rivelazione come superamento della filosofia e dei suoi limiti umani, per finire col tema del sonno (alcova) e con gli Evangelisti (pregadio). Una saletta della sezione archeologica reca nella volta lo stemma “matrimoniale” dei Gotti e dei Ratti a segnalare un’alleanza familiare che probabilmente fu alla base del progetto della frescatura.

Orario e modalità di apertura al pubblico

Il museo apre ordinariamente tutti i giorni festivi da marzo a dicembre  ore 9-12 e 15-18.
E’ possibile visitare il museo in altro giorno o in orario diverso previo appuntamento anche telefonico presso l’Ufficio della Cultura e del Turismo di Cherasco (tel. 0172.427050).  

Per approfondire:

F. Bonifacio-Gianzana, Vita e opere di Giovan Battista Adriani. Boll. Sssaa, Cuneo, 1981.
L.C.Bollea, Il Museo civico “Adriani” di Cherasco. Boll. Storico Bibliografico Subalpino. Anno XXXIV, fasc.II, Torino 1932.
M.G. Contratto, Sebastiano Taricco, Cuneo, 1974.
G. Fea, Il fondo libri di numismatica della biblioteca civica “Giovan Battista Adriani” di Cherasco, Cherasco 1998.
D. Lanzardo-F. Panero (a cura di), L’opera di Giovan Battista Adriani tra erudizione e storia,  Cuneo, 1996.
G. Romano, Figure del barocco in Piemonte, Torino, 1988. Cap. La provincia conquistata: Sebastiano Taricco, pp.364 e sg.
B. Taricco, Il museo civico “Giovan Battista Adriani” di Cherasco. Cherasco, 1992.
B. Taricco, Giovan Battista Adriani (Cherasco 1823-1905) e il museo di Cherasco. Boll. Sssaa, Cuneo 1994
B. Taricco, Cherasco barocca. Un contributo all’inventario del patrimonio artistico dei secoli XVII e XVIII. Cherasco, 2003.
G. Tarichi  Delle opere di fresco del pittore Sebastiano Taricco, nella città di Cherasco sua patria. Urbino, 1877.